Il rigorismo non è di rigore

Il rigore che è stato imposto dalle autorità europee per contenere i debiti sovrani è una medicina amara e necessaria, se non si trasforma in rigorismo, cioè pretesa di misure che anziché risanare l’economia la condannano alla recessione permanente. Non si tratta solo dell’inadempiente Grecia, ma anche di paesi come la Spagna, che negli ultimi due anni con Zapatero ha eseguito le direttive di rigore, ora incrementate dal nuovo governo moderato.
22 AGO 20
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Il rigore che è stato imposto dalle autorità europee per contenere i debiti sovrani è una medicina amara e necessaria, se non si trasforma in rigorismo, cioè pretesa di misure che anziché risanare l’economia la condannano alla recessione permanente. Non si tratta solo dell’inadempiente Grecia, ma anche di paesi come la Spagna, che negli ultimi due anni con Zapatero ha eseguito le direttive di rigore, ora incrementate dal nuovo governo moderato. Tuttavia la situazione spagnola resta grave, al punto che Mariano Rajoy esprime ora la tremenda preoccupazione di vedersi chiudere i rubinetti del credito e chiede che le istituzioni europee assumano urgentemente decisioni che rendano credibile l’euro sui mercati internazionali.

Il confine tra rigore e rigorismo non può essere computato con qualche formula matematica di quelle in uso tra gli eurocrati. La distinzione è essenzialmente politica, esprime la differenza tra chi considera il rigore come uno strumento per favorire la credibilità finanziaria e chi lo considera un bene in sé. Sciogliere questa contraddizione, affermando una gestione ragionevole del rigore, compete in questo momento soprattutto al Consiglio europeo, che tuttavia con ogni probabilità non sarà in grado di agire prima delle elezioni greche e di quelle parlamentari francesi. E un mese di sostanziale paralisi decisionale, ingessata nel rigorismo, lascia libertà di azione a tutte le spinte disgregatrici di cui già si vedono segni preoccupanti.